Parole in siciliano e in giapponese: 10 espressioni che raccontano due culture
📅 21 Agosto 2026 · ⏱️ 5 min di lettura
Cosa possono avere in comune il siciliano con LE parole in giapponese?
A prima vista, siciliano e giapponese sembrano due mondi lontanissimi. Eppure, confrontando alcune parole in siciliano con alcune parole in giapponese, emergono espressioni, suoni e modi di dire curiosamente vicini. In questo articolo scopriamo dieci esempi che mettono in dialogo le due lingue, tra significati simili, associazioni e coincidenze sorprendenti.
Non serve conoscere il siciliano. Anzi: alla fine potresti aver imparato qualche parola nuova in entrambe le lingue.
Partiamo probabilmente da una delle parole siciliane più conosciute:
1. Amunì! — 行こう!(ikou)— Andiamo!
Significa “andiamo!”, ma può assumere anche il senso di “forza!”, “dai!” o “muoviamoci!”, a seconda della situazione.
Immagina due amici pronti a uscire mentre il terzo continua a perdere tempo. Due parole completamente diverse, stessa intenzione.
2. Talìa! — 見て!(mite) — Guarda!
Deriva dal verbo taliari e significa “guarda!”.
Hai appena visto qualcosa di bellissimo e vuoi attirare l’attenzione della persona accanto a te? La prossima volta che incontrerai mite studiando giapponese, potresti ricordarlo pensando proprio a talìa.
3. “E chi ci putemu fari?” — しょうがない (shou ga nai) — E cosa possiamo farci?
È quella frase che arriva quando qualcosa è ormai fuori dal nostro controllo.
In giapponese troviamo un’espressione particolarmente interessante: che può essere tradotta, a seconda del contesto, con “non c’è niente da fare”, “non possiamo farci nulla” oppure semplicemente “pazienza”. Hai perso l’autobus? しょうがない。“E chi ci putemu fari?” Lingue diverse, ma una sensazione decisamente familiare.
4. “Nun si jetta nienti!” — もったいない!(mottainai) — non si butta niente
In giapponese esiste una parola difficile da tradurre perfettamente in italiano: もったいない(mottainai)
Viene utilizzata quando qualcosa di valore viene sprecato o non sfruttato come dovrebbe. Lasciare del cibo ancora buono e buttarlo? もったいない!Non significa letteralmente “nun si jetta nenti”, ma le due espressioni possono incontrarsi intorno alla stessa idea: che spreco!
5. “Tuttu appostu” — 大丈夫(daijōbu) — è tutto apposto
In Sicilia potremmo rassicurare qualcuno dicendo: “Tuttu appostu.” In giapponese incontrerai continuamente: 大丈夫
È una parola estremamente versatile. Può significare “va bene”, “sto bene”, “nessun problema” e assumere sfumature differenti a seconda della situazione. Qualcuno ti chiede se stai bene? 大丈夫!
6. “Prestu!” — 早く!(hayaku) — presto!
Prestu! significa semplicemente “presto!” e può essere utilizzato per invitare qualcuno a sbrigarsi. In giapponese possiamo dire: 早く!Immagina qualcuno che continua a prepararsi mentre tu sei già sulla porta. presto, amunì! 早く!行こう!
7. “Chi è bonu!” — 美味しい!(oishii!)— che buono!
È una delle prime parole che molti studenti di giapponese imparano, ma metterla accanto a una reazione siciliana ci ricorda qualcosa di importante: una lingua non è fatta soltanto di traduzioni, ma anche di reazioni spontanee.
8. “Picchì?” — なんで?(nande) — perchè ?
Qualcuno ti racconta qualcosa di completamente incomprensibile. La sorpresa probabilmente sarebbe la stessa.
9. “Bedda!” — きれい!(kirei) — bella
che può significare “bello/a”, “carino/a”, “pulito/a” a seconda di ciò che stiamo descrivendo. Non sono traduzioni perfettamente intercambiabili in ogni contesto, ma rappresentano due modi spontanei di reagire alla bellezza di ciò che abbiamo davanti.
10. Camurrìa — めんどくさい (mendokusai) — che scocciatura
In siciliano, camurrìa indica qualcosa di fastidioso, una seccatura o una scocciatura. È una di quelle parole che si usano quando qualcosa ci fa perdere la pazienza o semplicemente non abbiamo voglia di affrontarla. In giapponese possiamo esprimere una sensazione molto simile con めんどくさい (mendokusai), usato quando qualcosa è noioso, seccante o richiede uno sforzo che non abbiamo voglia di fare.
Tip per i siciliani 💡
Sapevi che esiste una parola siciliana che suona praticamente come una parola giapponese? Il significato, però, è completamente diverso! In siciliano “tascio” indica una persona o qualcosa di volgare, pacchiano o di cattivo gusto.
In giapponese, invece, 多少(たしょう・tashō) significa “un po’”, “in una certa misura”, “più o meno”.
Siciliano: tascio → pacchiano / volgare
Giapponese: 多少(たしょう)→ un po’ / in una certa misura
“Mischino, quant’è tascio!”
多少分かります。 (Tashō wakarimasu.) → “Capisco un po’.”
Quindi, se sei siciliano, 多少 (tashō) potrebbe essere una delle parole giapponesi più facili da ricordare: pensa semplicemente a “tascio”!
coNCLUSIONE
Siciliano e giapponese sono due lingue completamente diverse e lontane tra loro, ma proprio per questo è curioso confrontare alcune parole in siciliano con alcune parole in giapponese. A volte troviamo espressioni che comunicano sensazioni simili, come camurrìa e めんどくさい (mendokusai); altre volte, invece, due parole possono sembrare quasi uguali pur avendo significati totalmente diversi, come tascio e 多少 (tashō). Non esiste quindi un legame linguistico tra queste parole: sono coincidenze e associazioni, ma rendono il confronto tra le due lingue ancora più interessante.



